Il numero 10

Cominciano a scendere fiocchi di neve leggera. Lentamente. Talmente lievi che qualcuno vorrebbe risalire, giocando nell’aria grigia e fredda di dicembre.

Guardavo i tuoi 10 anni, che sono cento, forse. E quasi non ti reggi più in piedi. Pur rendendotene conto, aspetti il guinzaglio con la stessa eccitazione di sempre. Per uscire a passeggiare, ad esplorare col tuo olfatto sopraffino quel  mondo immenso che a me sembra soltanto il tratto di una strada. Invece è un territorio che vorresti conquistare, col tuo piscio che spargi negli stessi punti. Dicono che lo sguardo di voi cani sia distante, davanti ad un universo diverso. Ma, quando mi guardi così, io non ci credo.

(Lui è Zac)

 

8 di dicembre

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Lasciavo andare, pomeriggio pieno, le ombre sulle luci, intrecciando bene e male, noia e curiosità, freddo e calore, rimpianti e desideri, conciliando gli opposti senza voler compiere sforzi. In pausa col mondo, lasciando sciamare la gente intorno, fissando semplicemente un punto di convergenza, senza il quale nemmeno il tempo avrebbe avuto un senso.

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