6 pensieri su “

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    Potrei raccontarvi la storia del passeggero seduto al posto 14 della fila L che, proprio adesso, ha incollato il naso al finestrino e guarda giù, mentre il suo aereo sta per atterrare. Potrei raccontarvi degli ultimi due anni che ha trascorso in Argentina. Potrei elencarvi le ragioni per cui non è mai tornato in Italia, nemmeno per le feste comandate. Potrei descriverlo, è alto poco sopra la media, abbastanza snello, porta gli occhiali solo per leggere. Potrei dirvi, che so, che non gli piacciono le cravatte, che il suo libro preferito è “On the road” di Kerouac oppure che il suo piatto preferito è la parmigiana di melanzane. Potrei scrivervi di quello che è successo due anni fa, il motivo per cui aveva deciso di prendersi il pomeriggio libero e tornare a casa, per fare una sorpresa. Potrei descrivervi quello che aveva visto quando aveva aperto la porta, che poi aveva richiuso. Potrei rivelarvi che è da quel giorno non indossa più una cravatta. Potrei farvi sentire la risata del suo capo quando gli aveva telefonato per chiedergli se l’offerta di lavoro era ancora valida. Potrei farvi sapere che viaggia una valigia color giallo limone, che era la più grande che aveva trovato in quel centro commerciale dove era entrato per disperazione, dove, preso da una assurda euforia, aveva comperato pantaloni camicie scarpe calzini mutande pigiami spazzolino dentifricio sapone e pennello da barba una giacca a vento un laptop un nuovo telefono cellulare con un nuovo numero. Potrei dirvi che aveva stipato tutto nella valigia giallo limone ed era partito il giorno dopo e che a Londra, doveva aveva fatto scalo, si era accorto di non avere nulla da leggere; era entrato in una libreria di Heathrow e aveva acquistato “On the road”. Potrei dirvi che l’azienda gli aveva fornito casa e automobile, oltre ad un ufficio di cantiere ben climatizzato sia in inverno che in estate. Potrei raccontarvi della signora Gisela, di origine italiana, i suoi nonni erano di un paese in provincia di Avellino, che due volte alla settimana gli sistemava la casa e gli lasciava sempre pronto qualcosa da mangiare.
    Potrei raccontarvi la storia del passeggero seduto al posto 14 della fila L. Ma io non la conosco, sono quello che ha scattato la fotografia di un aereo che si specchia nell’acqua di un canale.
    Mi ero preso il pomeriggio libero, avrei voluto tornare a casa e fare una sorpresa. Mi ero messo anche la cravatta, che è una cosa che non faccio mai. Invece l’autostrada era bloccata a causa di un incidente, solita routine, niente di strano. Avevo passato tre ore fermo in auto. Quando ero passato sul ponte il sole era appena tramontato. Il cielo era perfetto, con la luce che piace a me. Click.

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      1. Questa foto, da qualche giorno, fa da sfondo al mio desktop. È stato un amore a prima vista (a dire il vero qui ci si innamora facilmente!) È la sintesi di un istante, un carpe diem perfetto. Scrivere questa non storia è stato un modo per entrarci dentro, per sentirci la temperatura. Ecco, le tue foto sono qualcosa di epidermico. Si guardano. Ma poi si sentono.

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