[ Savona, estate ]

Il cupolino in policarbonato trasparente protegge un telefono pubblico dimenticato. La salsedine e il vento ne hanno abraso la pellicola esterna, ora è una specula attraverso cui guardare la città. Non posso fare a meno di questo schermo che mostra senza interferire, senza rubare alla strada la sua nudità. Questa città non esiste veramente.

9 pensieri su “

  1. Savona… Ho vissuto a pochi chilometri per buona parte della mia infanzia.
    Ci sono tornato maggiorenne, per scoprire che, hai ragione tu, i posti che frequentavo da piccolo vivevano faticosamente nella mia memoria soltanto. Savona è una non-città, un non-luogo al mio sentire…

    Non c’entra niente, ma prendo spunto da una tua foto di un “cielo uranio” piovoso… per dirti che ho visto una brevissima sequenza di immagini, pochi fotogrammi, il tempo di un su e giù di tergicristallo, all’interno di un film documentario che mi è piaciuto molto: “S sta per Stanely”, di Alex Infascelli. Non commento il film, ma “cito” solo quel breve scorcio di cielo inglese (londinese) inquadrato dall’abitacolo di un’auto in buio pomeriggio primaverile (o autunnale), che poteva essere di 19 anni fa. Ecco: mi è apparsa in tutta la sua forza evocativa – e funerea – il tuo scatto. Bellissimo. Perché “carico” di sentire, denso di uno stato d’animo, interiore (le gocce sembrano all’interno) che si riflette nel cielo. I pali della luce, i tetti, come testimoni muti e immobili a un funerale, stretti nei loro impermeabili neri…

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