“Camminare per uno spazio che ti ignora mentre tu lo conosci a sufficienza mette in moto i pensieri o li macina via a ogni passo.” (da “La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek)

L’attimo, secondo me…

…quello fotografico intendo, è definito perfettamente da questa citazione di Vecchioni, nel suo libro “La vita che si ama”. L’irripetibilità di un istante, io credo, va oltre il ritrovamento di un asse occhi-cuore-testa, comprende molto di più di un semplice (si fa per dire) allineamento strutturale.

Click… Like, poi più nulla…

(…) Scrive lo storico dell’arte Hans Belting: “Nessuna immagine visibile giunge a noi senza una mediazione. La loro possibilità di essere viste dipende dalla specificità del medium in cui i trovano, che ne regola la percezione e determina l’attenzione dello spettatore”. Detto in altri termini, una fotografia può essere esperita in modi estremamente diversi a seconda del contesto che la ospita. Se le fotografie vengono presentate in un libro d’autore o esposte in una galleria d’arte, automaticamente la nostra ricezione si fa concentrata: tali fotografie ci chiedono di essere osservate nelle loro pieghe e ciò che esse mostrano viene effettivamente “strappato dal contesto assordante del mondo reale”. Ma basta spostare una di quelle immagini all’interno di un social network o nella pagina di un giornale affollato di notizie, per vedere inghiottita, almeno in parte, la sua alterità. Invece di funzionare come “un ferma-sguardo” che invita la silenzio, l’immagine rischia immediatamente di aggiungersi al rumore generale, al bombardamento di informazioni visive che si accavallano le une sulle altre, fino a creare una sorta di indistinto rumore di fondo cui prestiamo un’attenzione distratta.

(…) “Penso a come ricordo esattamente alcune fotografie della mia infanzia, le ho stampate nella memoria, le ho guardate e riguardate tante volte e come fossero delle chiavi mi basta richiamarle alla memoria per aprire nuovi capitoli della mia vita. Le immagini sul mio wall di Facebook o Instagram le visualizzo mnemonicamente in modo diverso, non come oggetti in sé, sono più trasparenti, dissolte in quel flusso continuo di informazioni visive su cui è difficile soffermarsi” – racconta l’artista Erik Kessels, che ha esposto in più occasioni la sua installazione 24 HRS in Photos. (…) Oltre a essere “più trasparenti e dissolte in un flusso continuo”, tali immagini si vanificano dunque nel tempo, come se il loro imperativo consistesse solo nel testimoniare l’oggi per poi sparire.

Gigliola Foschi, Le fotografie del silenzio – forme inquiete del vedere, ed. MIMESIS

Nascosto

(…) In una società in cui domina il culto e l’estrema ammirazione per se stessi e per la propria personalità, dove ciò che conta è il riconoscimento della propria unicità, la paura più grande è l’invisibilità sociale. Le opere di Liu Bolin rappresentano dunque anche una caricatura della nostra fragilità narcisistica: ci ricordano la nostra dipendenza dal riconoscimento da parte del mondo in cui viviamo.  “Oltre l’immagine – inconscio e fotografia”, ed. Postcart

Hiding in Italy, Ponte di Rialto, 2010, ph. Liu Bolin
Hiding in Italy, Ponte di Rialto, 2010, ph. Liu Bolin