[ Savona, estate ]

Il cupolino in policarbonato trasparente protegge un telefono pubblico dimenticato. La salsedine e il vento ne hanno abraso la pellicola esterna, ora è una specula attraverso cui guardare la città. Non posso fare a meno di questo schermo che mostra senza interferire, senza rubare alla strada la sua nudità. Questa città non esiste veramente.

( il palo col cartello è un corpo, la sua proiezione è l’ombra / l’ombra di un corpo è solo anima )

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mi piace immaginarmi – in questa proiezione, fingere – attore già scomparso, prima che la luce sia cambiata – io sto cantando anche se la voce è muta – sto ballando in mezzo alla gente – le mani si chiudono a tempo, non possono tradire l’armonia di questo momento inesistente – nella memoria fragile di un mitile che trattiene il tempo socchiudendo le sue valve

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Anche quando guardo i miei passi, e le piastrelle che colorano il marciapiede, e il muro chiaro, le impronte di mille palloni, di mani sporche e di suole appoggiate, in realtà vedo ombre che si inseguono da questa parte a quella, più vive sullo schermo del muro che altrove, e vanno staccandosi da terra, fino a oltrepassare la banda scura che delimita il gioco. Ed è stato solo un attimo.