Manca il tempo…

…per collegare un prima a un dopo. Ogni suono, ogni voce, ogni movimento passa troppo velocemente. Tutto è solo rumore. Nel caos delle forme, le ombre sono l’unico mistero, un margine incerto, salotto invisibile di pensieri storti, soli, quieti.

 

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Milano, viale Monte Santo, 2016 – IG Archive #3624

Concettualmente

Tutta la luce che vorrei è un’immagine bianca. Ma non riesco a fotografarla. Devo accontentarmi dell’idea.

 PANTONE 11-0601 TCX Bright White dentro una cornice bianca.

P.S. Tanto il blog è inutile, posso scrivere ciò che mi pare…

Non ho parole

Non voglio aggiungere parole oggi, come quando spengo la radio per restare ad ascoltarmi, senza cercare di capire. Voglio che le immagini si svuotino, guardandole, o invece assorbano insensatamente ogni ipotesi. È il non detto che cerco, ostinatamente.

Ancora sere

Cammino ancora, penso che la sera sia la ricchezza dei giorni uguali. Cammino e non cerco sogni in particolare, eppure riconosco la luce, come il volto amico di qualcuno. E il mio sguardo semplicemente si allarga, per lasciare passare, per cercare di contenere l’insieme. Quando guardare mi riesce come assaporare, in ognuno di quei piccoli momenti, sono felice.

Solo sere

Non potrei camminare con qualcuno, la sera. Ho bisogno per un po’ di solitudine, per compiere il mio giro attraverso le immagini. Riesco a malapena a fissarne qualcuna, la ritrovo per puro caso, abbandono ogni ordine logico. Eppure ogni quadro è la tessera di un puzzle, nascosta qua e là nel mio caos.

Quando è sera…
la strada è una casa
il mondo è dentro
si apre la porta della notte
è un giorno artificiale
si raggiunge un limite
anche la finestra è accesa
esce luce
è vigilia di domani
si aprono strade impossibili
la luce è forma
e qualcosa rimane
un sogno è vicino
poco è molto
piove luce da un centro
esce luce
non ci sono confini
dietro l’angolo
è un altro tempo
la luce ritorna
il desiderio di casa…

Controcorrente

Più o meno le sette del mattino, fuori ancora solo luce artificiale. La mente affollata di pensieri dai contorni indefiniti, ma opposti al senso di marcia del treno diretto a Milano. Così tutti i giorni feriali, forse lo stesso vagone, la stessa gente, la stessa musica negli auricolari, gli stessi sguardi ormai familiari eppure estranei. Percezioni che rimbalzano da un sedile all’altro, da uno scompartimento all’altro. Il vagone procede facendo il minimo rumore, forse perché alzo il volume delle cose solo mie, e mi pare ancora di sognare.

Trenord 4dic14 #1
Trenord 4dic14 #1