Risoluzione

Mi ricordo a bassa risoluzione.

I dettagli seguono più tardi, lentamente.

Ingrandendo, socchiudendo lo sguardo, come una finestra che si apre verso un mondo interno. Allora fu l’otturatore ad aprirsi, per un impercettibile istante senza significato. Click.

Ecco la distanza, l’unione, la relazione tra voi due, tra noi tre.

Ecco il senso di quei grani diversamente luminosi che sono le tue lunghe basette brizzolate, i tuoi occhi verdi attenti e dolci (papà), l’epidermide scoperta sopra la scollatura del costume intero, la plastica liscia dei braccioli salvagente e il tuo infinito sorriso (mamma).

Bordighera, tempo fa.

Al Ticino

Al fiume ho lasciato i ricordi di me bambino: la pesca con canna fissa al seguito di papà, i primi bagni con salvagente in acqua dolce, le merende dentro un asciugamani di spugna colorata.

Ora sono davanti a una birra fresca, mi sento libero, accarezzando la quiete, respirando le fritture del chiosco a pieni polmoni. Sto sciogliendo il mio tempo, un liquido profumato di qualcosa che ancora non conosco abbastanza.

Le note di Amazing Grace volano dietro il velo dei miei occhi ancora gonfi di lacrime. Gioia e dolore non riescono a liberarsi da quell’abbraccio che li incatena.

(Non potete capire, voi pochi che forse leggerete per caso queste righe in rete. In fondo è bello che il blog sia un luogo così personale da contenere cose private, senza spiegazioni, senza valore oggettivo, tantomeno universale. Col solo scopo di ricordare a me che scrivo che la memoria è fatta di tanti piccoli scarabocchi, disposti immutabilmente uno dopo l’altro.)