Le note di Amazing Grace volano dietro il velo dei miei occhi ancora gonfi di lacrime. Gioia e dolore non riescono a liberarsi da quell’abbraccio che li incatena.

(Non potete capire, voi pochi che forse leggerete per caso queste righe in rete. In fondo è bello che il blog sia un luogo così personale da contenere cose private, senza spiegazioni, senza valore oggettivo, tantomeno universale. Col solo scopo di ricordare a me che scrivo che la memoria è fatta di tanti piccoli scarabocchi, disposti immutabilmente uno dopo l’altro.)

Ho sempre amato la sera, forse perché distende il buio su ogni cosa. In silenzio, rimetto a posto i pensieri in un quadro più semplice. Chiudo la mente, riesco a guardare finalmente intorno, a ritrovare il mio piccolo mondo.

Humans

(…) Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiú. Perché ci sono cose che non si possono fare senza arrivare ai confini del mondo.

(Murakami, Kafka sulla spiaggia)