Al buio di una luce

In fondo si tratta semplicemente di questo: attendere il buio della sera perché porti luce e colori. Nella penombra appaiono piccoli altri mondi. La portata dello sguardo si riduce all’essenziale. Rimangono la luce di un lampione, il chiarore dietro una finestra, i fari delle automobili che fuggono verso la notte. Il tempo della sera è lento, i pensieri vi trovano rifugio indefinitamente. La sera aspetta, al termine di ogni giorno, come un’amica a cui confidare i propri silenzi densi, mentre l’oscurità ricopre senza attendere ogni storia, finché scompare. Si tratta di un percorso interiore nell’intimità dei sogni infranti, delle irriducibili speranze che emanano calore, delle paure tenute fuori dalle mura domestiche, attraverso luoghi di una familiare periferia. Oltre che un rituale quotidiano, l’attesa del buio è il tempo per ripensare uno spazio, l’occasione per trasformare le affollate strade e piazze in luoghi riservati e abitabili, simili a un palcoscenico vuoto. Gli unici rumori  attutiti vengono da dietro le quinte dei muri domestici, la presenza di vita si deduce da discreti segnali di prossimità, un’auto ferma sotto casa, una linea invisibile tra un lampione acceso e la luna. E il cammino può proseguire indefinitamente, occupando minuti che sembrano ore ad inseguire illusioni.

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