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“Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo” (F.Pessoa) – è l’epigrafe di un libro fotografico che ho tra le mani, ed anche il pensiero che mi accompagna, mentre discendo la scala di una stazione qualunque.

Tra due istanti, due tempi diversi sulla stessa linea immaginaria: un prima o un dopo, una partenza o un arrivo, la luce od il buio. E un figurante muto che potrebbe comparire, e avvicinarsi alla panchina con un libro aperto in mano, e sedersi chiudendolo, posandolo di lato, con lo sguardo elevato, fuori scena. Oppure essere appena andato via.

P.S. Le parole che ho buttato giú sono venute dopo. E possono portare fuori strada. “Pictures only” forever…