Parole

Cerco di usare invano parole, attrezzi impropri per scalfire il vuoto che inonda. Sono solo segni a matita su una pagina bianca, un tentativo di riempire, lasciando tracce sparse, irripetibili. Come se si potesse dare corpo ai pensieri, che invece hanno solo anima. Inutile premere sul foglio.

da “Solitudini pensose”, 2020

cucina

stanotte ho dormito nel mio letto.

mi ha fatto bene.

ha piovuto, anche.

copiosamente.

vorrei pulire casa

abbandonata per mesi

passarla in ogni angolo

farla di nuovo mia.

la mia piccola casa, la mia tana.

i miei libri, i miei silenzi.

abbiamo sempre bisogno di un rifugio,

di riferimenti, punti d’appoggio.

stamattina va un po’ meglio.

pulire i mobili della cucina mi ha fatto bene.

anche dormire da solo.

qualcosa respiriamo sempre,

anche mentre dormiamo.

e a volte non ci fa bene.

oggi va un po’ meglio, sì.

domani rimonto la cucina.

Credits:

I dati tecnici in didascalia

Non ne capisco il significato in relazione all’immagine. Ultimamente quasi solo i professionisti affermati li utilizzano, ma perché ? A me che guardo non frega niente degli attrezzi, e nemmeno della tecnica impiegati per realizzare un’immagine, anche se si tratta di costosi banchi ottici, lenti rare, sofisticate luci da studio e pellicole di grande formato.  Ma allora perché ? Per quanto possano ribadire la natura professionale del prodotto, tali informazioni sono fuorvianti sul piano della lettura e cultura fotografica. Inoltre, come ogni didascalia, distraggono dall’immagine stessa. Tecnica e mezzi sono importanti solo in funzione del risultato visuale che il fotografo ricerca, ma i dati tecnici in didascalia parlano d’altro, dicono l’opposto, e io continuo a non capire. Perché ?

Rif. Instagram, cercate un fotografo famoso e troverete esempi illustri.

Una lettera non qualunque

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Non capita tutti i giorni di avere tra le mani un foglio di carta come questo, firmato Giorgio Morandi, originale. E di pensare subito ai suoi quadri, ma anche alle fotografie di Ghirri, “Interno italiano”, scattate nello studio del grande pittore, come ad esempio quelle all’interno di Lezioni di fotografia (ed.Quodlibet Compagnia Extra). Siccome un pensiero tira l’altro, mi tornano in mente anche queste parole:

(…) Morandi non ha un segno molto preciso, non è un realista o un iperrealista, il suo modo di vedere e di rapportarsi con la realtà è estremamente quotidiano, è sì meticoloso ma tutta la precisione della sua pittura sta nella ricchezza del gesto. Il suo gesto è un gesto quotidiano, di ripetizione, ossessivo, come quello di ridipingere questi barattoli, queste bottiglie bianche… Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Quodlibet Compagnia Extra